The Melody of Languages

In un post del suo blog Transtextuel, C. P., traduttrice dall’italiano al francese, ha parlato del fascino che possono suscitare parole di una lingua alle orecchie di coloro che non la parlano come lingua madre (e che ne sono appassionati). Lei narra un episodio in cui le è capitato di ascoltare alcuni parlanti di madrelingua italiana e le sensazioni che ha provato. Questo episodio le ha fornito uno spunto per una riflessione sulle lingue, che affascinano chi decide di impararle sin dal primo momento. Trovo questo suo articolo interessante perché, a parte il fatto che si parla dell’italiano dal punto di vista di un parlante straniero, non posso far altro che concordare ciò che C. P. ha scritto solo che io, essendo di madrelingua italiana, provo le stesse identiche cose con le lingue che studio, specialmente con l’inglese.

Ecco la mia traduzione del post che C. P. ha scritto: “Rêverie d’une traducteuse : la mélodie des langues“.

Fantasticherie di una traduttora: la melodia delle lingue

Alcuni mesi fa mi trovavo in presenza di italiani che conversavano tranquillamente tra loro mentre ero in pausa. Raccoglievo alcuni spezzoni della conversazione. Una ragazza stava raccontando un aneddoto qualunque, quando il mio interesse si spostò dal suo discorso al suo timbro di voce caldo, vibrante, acuto.

Da un secondo all’altro, non so come, mi sono staccata dalle mie conoscenze linguistiche, estasiata dall’ascolto di questa lingua che amo tanto per la sua musica, il suo ritmo, la sua estensione, attraverso quella voce deliziosa. Così, mi sono lasciata cullare dal canto dell’italiano senza afferrarne le parole, esultando per essere tornata a quel piacere fondamentale: il suono della lingua, spogliata dai significati. Ero stupita.

Imparando di più e facendo più pratica, questo si verifica più raramente. Potrei distaccarmi dall’inglese fino a dimenticarne il senso? Non so come il francese risuoni alle orecchie degli stranieri, probabilmente non lo saprò mai, questa mia curiosità resterà insoddisfatta. A volte questo piccolo rammarico s’insinua nella mia mente, quando le risorse multimediali, le chiacchiere con dei conoscenti o le voci che sento per strada danno questa gioia ai miei timpani: il fascino che risiede nella melodia delle parole incomprese.

Anche altri traduttori hanno queste fantasie?

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Questo, invece, il mio commento al suo post (tradotto in italiano):

“Sono talmente abituata al suono della mia lingua madre che sono molto contenta quando ho l’occasione di sentire qualcuno parlare una lingua diversa dalla mia (e alla TV o alla radio non è la stessa cosa)! Talvolta sono tentata a partecipare alla conversazione, ma non lo faccio spesso… dipende dalla situazione.

Quando ho cominciato a studiare l’inglese, pensavo che le parole inglesi avessero un certo fascino. Avevo voglia di imparare più parole possibile e amavo leggere i dialoghi che erano sul mio libro! Ero talmente curiosa che tentavo di leggere anche i dialoghi che non avevo ancora studiato”.

About Ilaria

I'm an English and French to Italian translator, and I've been a blogger since 2009.
This entry was posted in languages, My Translations, Translation & Interpreting. Bookmark the permalink.

5 Responses to The Melody of Languages

  1. Transtextuel says:

    Thank you for that nice translation of yours, I hope your Italian readers will enjoy it !😉

  2. Pingback: Rêverie d’une traducteuse : la mélodie des langues « Transtextuel

  3. Chiara says:

    Ah, sì, mi capita spessissimo! Sono famosa tra i miei amici per suddividere le parole tra quelle che mi piacciono e quelle che non mi piacciono per il loro suono, e lo stesso mi capita per le lingue straniere.
    E, da brava appassionata di cinema e di fantasy, ti lascio un link sull’espressione “cellar door”…🙂
    http://en.wikipedia.org/wiki/Cellar_door

  4. Shaindel says:

    A me capita con l’italiano🙂 Ci sono parole che mi piacciono da morire perché hanno un suono interessante / buffo / dolce… Crotone, Tropea, soave, batuffolo, cofano, scoiattolo, ragnatela, fascino e tante altre che adesso non mi vengono in mente. Gli accenti invece possono: darmi fastidio perché spesso faccio fatica a seguire il discorso (accenti del nord privi di doppie oppure in stile torinese, veneziano), oppure piacermi molto / farmi ridere (romano, Totti è uno spasso, napoletano). Anch’io sono molto contenta quando sento qualcuno che parla in italiano (tv o dal vivo) e spesso mi arrabbio quando sento che viene parlato male o in quello che io definisco la modalità flat, cioè, senza alcun accento, o peggio ancora, con un accento fortemente straniero. Pignolerie🙂

  5. Ilaria says:

    Per quanto riguarda l’inglese, a me piacciono sia l’accento britannico che quello americano, anche se un tempo avrei detto che mi piaceva solo quello americano. Io parlo inglese con un accento tendente all’americano, mentre mi hanno detto che non ho inflessioni dialettali quando parlo in italiano, e spesso mi prendono per straniera quando mi vedono e mi sentono parlare per la prima volta!😀 Sarà anche per il fatto che sono bionda con gli occhi chiari e la carnagione chiara…😉
    Per quanto riguarda dialetti, non li parlo, ma capisco quello siciliano e quello della mia zona (ovviamente, quando non sono troppo “stretti”).

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