Il rifugio di Alice (a very short story)

Alice è una ragazza di quasi venticinque anni, una sognatrice sempre determinata a raggiungere i suoi obiettivi che non si arrende di fronte a nulla. Era così sin da bambina. Ha sempre sognato di fare diverse cose: la ballerina, la hostess, l’interprete, la traduttrice! Era sempre stata portata per le lingue: dopo aver studiato francese e inglese alle scuole medie, ha deciso di studiare al liceo linguistico, dove ha imparato anche il russo, la lingua in cui riusciva meglio in assoluto. Ogni giorno, dopo aver fatto i compiti per casa nella biblioteca della scuola con le sue compagne, ritornava a casa, e saliva su, in mansarda, dove c’era una stanza, piena di libri e dizionari, ma anche una scrivania, un computer e un letto. Non era la sua cameretta, ma il suo rifugio. È lì che andava ogni volta che voleva riflettere sulle parole, il loro senso, il loro suono, le loro combinazioni… e lì lo poteva fare senza distrazioni. Si sdraiava sul letto, con un romanzo in lingua preso a caso dalla libreria, che leggeva attentamente, e poi traduceva, nel miglior modo che poteva. È stato lì, un giorno di sette anni fa, che ha capito qual era la sua vera strada, la migliore che potesse seguire. Il suo sogno sulle punte si era in qualche modo realizzato. Sin da quando era bambina, frequenta una scuola di danza classica e moderna, e si è esibita nel corso di diversi saggi… però ha capito che il mondo dello spettacolo non è tutto rose e fiori. C’è moltissima competizione per essere scelta ai provini, come prima ballerina di un gruppo di ballo, o semplicemente per entrare a farne parte. Una competizione molto agguerrita. Poi, quanto può durare la carriera di una ballerina? Il tempo di uno show o due. Per cosa è famosa, al giorno d’oggi, una ballerina, una valletta? È famosa solo per essere famosa, o perché si veste in un certo modo, o perché è fidanzata col signor Tal dei Tali che è anche lui un personaggio famoso, un VIP… perché finisce su un giornale di gossip, sorpresa a fare questa cosa o un’altra?  Comunque sia, Alice era troppo timida per ballare in TV. Non voleva mostrarsi vestita in un certo modo, come si vestono le vallette, davanti a tutti. Odiava ciò che definiva i “vestiti da cubista”… e le vallette/ballerine/veline si vestono come cubiste. Poi, anche se amava ballare, odiava andare in discoteca; e pensare che, una notevole percentuale di “stacchetti” in TV, utilizza musica dance commerciale, che Alice odia. Ora lei continua ad andare a scuola di danza, anche se ha poco tempo libero per farlo, troppo presa dal lavoro. A diciannove anni, appena diplomata con il massimo dei voti, per pagare qualche tassa universitaria, ha deciso di fare la hostess, per tre mesi. Intanto, nelle pause, studiava, dato che a settembre aveva l’esame di ammissione alla SSLiMIT (Scuola Superiore Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori), e non voleva fallire la sua missione per nulla al mondo. Il lavoro dell’hostess le piaceva, le permetteva di viaggiare molto, ma ne è rimasta un po’ delusa, perché credeva di poter conoscere nuovi posti; invece, il massimo che si riesce a vedere facendo questo lavoro, è un aeroporto. Alice conosceva come le sue tasche gli aeroporti di Malpensa e Charles De Gaulle, quelli della tratta su cui lavorava più spesso: Milano – Parigi. Andava a Parigi, senza vedere la città, e poi ritornava a Milano. Settembre arrivò, e lei era a Trieste, una delle migliori scuole del settore, alle prese con il test d’ammissione; non particolarmente difficile per lei, che veniva da un liceo linguistico, ma ha dovuto allenarsi con la linguistica e la cultura generale. Dopo qualche settimana, ha saputo di essere stata ammessa, e lei quasi non riusciva a crederci! I tre anni della laurea di primo livello passarono in fretta ma, alle soglie della laurea, pensando alle due possibili carriere da sogno che le erano rimaste sulla sua pseudo-lista dei sogni, le venne un dubbio: laurea specialistica in traduzione letteraria, o in interpretariato di conferenza? Ripensò a quanti brani letterari aveva tradotto, cercando accuratamente le definizioni sul dizionario e scegliendo quella più adeguata al contesto, inserendo ogni singola parola sul software di traduzione assistita; alle sue prime esperienze lavorative, lo stage in agenzia, la pagina che aveva aperto su siti come Proz; le decine di vocabolari che possedeva, acquistati in preda ad una passione sconfinata per le parole, i glossari che si costruiva; quando sognava di avere un ufficio tutto per sé, nel suo rifugio. Sì, era che le veniva l’ispirazione. Quando non aveva nulla da studiare, si chiudeva lì a tradurre dalla mattina alla sera. Amava tradurre. Lo ha sempre amato… e, dopo quel flashback, ha deciso: traduzione letteraria. Alice ha ripensato a tutto questo, mentre fissava lo schermo del suo computer, riposandosi un po’. Inutile dire che, fino a qualche minuto fa, Alice la traduttrice stava facendo il suo lavoro. Non è cambiata rispetto a sette anni fa, ha la stessa mentalità. Ha già tradotto un libro, che sta per essere mandato in stampa, scritto da un autore di fama mondiale. Mentre si sta occupando di un altro libro, aspetta impazientemente il giorno in cui la sua opera prima uscirà in tutte le librerie, quando tutti potranno provare le stesse emozioni che ha provato lei stessa leggendo e rileggendo quel testo, interpretandolo. Alice diede un’occhiata all’orologio, e decise che la sua pausa era finita.

She has been walking down memory lane…

About Ilaria

I'm an English and French to Italian translator, and I've been a blogger since 2009.
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One Response to Il rifugio di Alice (a very short story)

  1. che bello questo racconto! complimenti!

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