La traduzione è una cosa seria

Se s’intende raggiungere un vasto pubblico, un testo di qualsiasi tipo (es. letterario, tecnico-scientifico, ipertesto, ecc…) deve essere tradotto nel modo più accurato possibile, in modo da conservare lo scopo che intendeva raggiungere nella versione in lingua originale. Il traduttore deve anche conoscere molto bene la lingua d’arrivo e saper renderne i registri, le parole e le espressioni legate alla cultura della LA e le frasi idiomatiche, ecco perché è necessario contattare un traduttore madrelingua o con un’ottima conoscenza e padronanza della lingua d’arrivo. Un altro elemento fondamentale da tener presente è il contesto in cui il testo si pone, e i traduttori automatici come Babelfish e Google Translator non lo deducono, traducendo in modo letterale (per non parlare dei termini tecnici, che potrebbero non conoscere): perciò, è meglio lasciar perdere il “fai da te” e contattare un traduttore professionista. Non lasciatevi illudere dalle pubblicità che decantano le potenzialità di certi programmi di traduzione automatica; anche se rispetto al passato ci sono stati miglioramenti, il risultato non sarà mai una traduzione degna di quel nome, nessun traduttore automatico potrà sostituirsi ai traduttori umani.

Un testo mal tradotto (specialmente da traduttori automatici) può portare a conseguenze spiacevoli. Il male minore è l’ilarità che può suscitare nei parlanti madrelingua; inoltre, una traduzione inesatta o troppo letterale può essere un sinonimo di poca serietà, e una parola o un concetto mal tradotti possono causare persino un incidente diplomatico.

Ultimamente si sta parlando molto del sito che dovrebbe (sì, uso il condizionale) rappresentare l’Italia nel mondo e promuoverne il turismo, Italia.it. Tempo fa, un annuncio su uno dei principali siti di offerte di lavoro per traduttori, aveva causato l’indignazione di questi ultimi perché proponeva una tariffa inadeguata, poco professionale. Quest’annuncio riguardava proprio Italia.it. Alcuni traduttori hanno firmato una petizione, da cui è scaturita una lettera aperta al Ministro del Turismo Brambilla. Ora mi sorge un dubbio: vista la traduzione penosa del sito in diverse lingue, avranno trovato gente che avrà accettato la tariffa in questione, o si saranno affidati a un traduttore automatico per risparmiare? Ecco alcuni blog che parlano di come sono state rese alcune pagine:

Un’altra domanda che mi sorge spontanea è questa: quando arriverà il tempo in cui i traduttori professionisti smetteranno di essere sottovalutati? Se si fossero affidati a traduttori esperti, queste cose non sarebbero successe. Se dall’alto di un Ministero si considerano la traduzione e i traduttori in un certo modo, figuriamoci come vengono considerati da altri “non addetti ai lavori” posti a livelli più bassi della scala sociale! Cosa aspettano a regolamentare le professioni di traduttore e interprete come hanno fatto in alcuni Paesi? Perché non istituire un albo o una certificazione come per altre categorie di lavoratori? Persino i buttafuori hanno un albo professionale…

Personalmente, sarei d’accordo per quanto riguarda l’istituzione di un albo o di una certificazione, perché entrambi garantirebbero la qualità dei servizi offerti da traduttori, interpreti e mediatori linguistici.

About Ilaria

I'm an English and French to Italian translator, and I've been a blogger since 2009.
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3 Responses to La traduzione è una cosa seria

  1. E’ triste da ammettere per chi come noi esercita questa professione, ma la cultura della traduzione nel nostro paese non esiste per niente. Se così fosse sia i committenti che i traduttori sarebbero coscienti delle responsabilità che questo mestiere comporta. Il fatto che neanche il Ministero del Turismo sia ricorso a delle figure professionali la dice lunga su questo punto. In questo caso l’unica “cultura” che ha avuto la meglio è quella del risparmio… come accade sempre più spesso nel nostro paese… a discapito della qualità…
    Spero davvero che non sia vero che siano addirittura ricorsi ad un traduttore automatico… sarebbe veramente una vergogna…
    Questi strumenti, come anche i software di traduzione assistita e le altre risorse di cui oggi i traduttori possono disporre, sono senza dubbio d’ausilio, ma è inconcepibile che essi possano sostituirsi all’essere umano… e rendere un servizio linguistico altrettanto valido.
    La sensibilità che un traduttore può avere nell’interpretare un testo, coglierne le sfumature e leggere tra le righe affinché il senso del testo originale non vada perduto, sono caratteristiche che un traduttore automatico non potrà mai avere…

  2. Buongiorno a tutti e a tutte!
    Duole e quasi stanca ripetere ogni volta la stessa melodia, ma la vera tristezza è che, purtroppo, non è cambiata e non accenna a cambiare.
    Faccio questo lavoro professionalmente da dodici anni, lo faccio per passione (perchè certo non può essere per ingordigia economica..!). Una buona fetta del mio tempo la dedico agli aggiornamenti, a studiare, a cercare sempre nuovi spunti di approfondimento perchè mai mi sento di essere arrivata ad alcuna sommità. Il tutto a miei spese (CAT tools incluse ovviam) , come chiunque sia freelance. Sorrido svogliatamente quando qualcuno mi dice “che fortuna, sei libera professionista, quindi puoi fare come meglio credi, sei libera di gestirti..” E’ vero invece, constatavo poco tempo fa con una collega anche lei freelance, che esiste la ‘sindrome da freelance’, quella che ti fa lavorare sempre, accettare sempre più lavoro, accettare scadenze quasi impossibili, weekend compresi e così via, spesso a tariffe veramente indadeguate. Perchè pensiamo ‘chissà se poi domani arriverà altro lavoro, oppure no..’ ! ‘Professionista’ è la seconda parola, un concetto difficilissimo da far passare in Italia, soprattutto per le aziende. La prima cosa che chiedono è lo sconto..
    Sono d’accordo per la costituzione di un albo ufficiale che unirei alla certificazione, se questo serve a cambiare una mentalità diffusa, quella che appunto vede nella figura del traduttore, una noioso orpello finale a cui se si può si cerca di non ricorrere , per risparmiare, beninteso.
    Qualche anno fa incappai per caso nel sito ufficiale di una ben nota casa di moda italiana che vantava di avere ‘al soldo’ una modella famosissima, boutique nelle vie più prestigiose di Milano e di Roma, all’estero nonché pregiati fotografi di moda al proprio servizio. Siamo tutti consapevoli che solo questo comporta un investimento molto ingente.
    Così non ho resistito e sono andata nella versione inglese del sito. Un’infamia. Da non riuscire a capirne il senso. Ovviamente era stato reso con il traduttore automatico. Il riso può essere stata la prima reazione, perchè le frasi erano talmente insensate da arrivare ad altri significati, ben lontani dall’originale. Poi mi è preso il livore, ma anche la vergogna, perchè se è vero che il settore moda vuole proporsi nel mondo come bandiera del nostro Paese, era meglio far sventolare una canottiera bianca.
    Sono ancora qui, continuo e continuerò a fare questo lavoro, perchè lo amo. Continuerò a cercare di eliminare i clienti indecenti e sopportare nell’economico ancora qualche fattura mai pagata..o pagata tardissimo.
    Nell’attesa di poter vedere un’imprenditoria italiana più seria quando si rivolge ad un traduttore professionista. Non tanto, ma la stessa serietà e lo stesso rispetto (anche economico, questo è ovvio) che ossequiosamente si tributa ad un avvocato, un commercialista, un notaio, un dentista, un web designer e così via.
    Un saluto e buon lavoro a tutti.
    K.I.Davoglio

  3. Ilaria says:

    Per Karis: hai scritto “Una buona fetta del mio tempo la dedico agli aggiornamenti, a studiare, a cercare sempre nuovi spunti di approfondimento perchè mai mi sento di essere arrivata ad alcuna sommità”. Mi ci ritrovo perfettamente in questa frase, mi sento un costante “work in progress”.

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