Post in italiano

Il code switching e altre storie

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Ieri sera ero al supermercato quando, all’improvviso, quest’ultimo viene “invaso” da un gruppo numeroso di turisti stranieri, circa una trentina di persone che parlavano una lingua che mi sembrava slava (Russo? Polacco? Non avendole mai studiate, non saprei distinguerle). Tra gli articoli che avevano messo nei carrelli, c’erano prodotti locali, birra, limonate e preparati per panna cotta, per non parlare del preparato per la cioccolata calda (e pensare che siamo a luglio!!!) che aveva preso una signora.

Cosa mi succede: comincio a pensare in due lingue contemporaneamente, sia in italiano che in inglese, forse perché il mio cervello si stava preparando all’eventualità di dover comunicare con queste persone, magari per dire “Mi scusi/scusate, permesso” o cose di questo genere. La cassiera mi chiede qualcosa e io rispondo “Yes”, poi mi fa notare che, per distrazione, mi ero dimenticata di pesare un sacchetto al reparto ortofrutta ed esclamo “Oh my!”. Vado a pesare il sacchetto in questione e penso: “Che codice è?”. Leggo il codice, era il 22 ma, invece di “ventidue”, penso “twenty-two”. Non l’ho neanche fatto apposta, mi è venuto spontaneo!

Questo fenomeno si chiama commutazione di codice (o code switching), e si può verificare in chi conosce più di una lingua o dialetto. L’Enciclopedia Treccani spiega benissimo (in modo esaustivo, direi) la definizione di questo termine, con vari esempi, e la differenza con il code mixing. 

Di recente, mi hanno contattata chiedendo informazioni su come fare un’analisi traduttologica. Tempo fa avevo scritto un post a riguardo, e sento la necessità di “ampliarlo” in questo post, a mo’ di postilla, consigliando alcuni libri a chi deve cimentarsi con questo tipo di analisi. Entrambi i libri a cui mi riferisco utilizzano un approccio pratico, quindi non sono la solita raccolta di teorie della traduzione; inoltre, riportano degli esempi di procedimenti traduttivi e di come differiscono alcune caratteristiche (ad esempio, grammaticali) delle lingue prese in esame.

Il primo libro che consiglio si rivolge a chi ha l’inglese nella propria combinazione linguistica: “Tradurre. Manuale teorico e pratico” di Paola Faini, edito da Carocci.

Il secondo libro, invece, può essere molto utile ai francesisti: “La pratica della traduzione. Dal francese in italiano e dall’italiano al francese” di Josiane Podeur, edito da Liguori. Ho appena visto su Amazon che è disponibile anche in formato e-book.

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Tradurre è un’arte / Translation Is an Art

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Tratto dalle conclusioni della mia tesi di Laurea triennale:

Tradurre è un’arte. Ogni testo tradotto è un disegno su tela, e sta al traduttore decidere quali colori utilizzare per trasmettere il senso del testo originale al suo pubblico. Le traduzioni effettuate sono da ritenersi una delle possibili interpretazioni dei testi. Un altro traduttore potrebbe renderli in modo diverso […] Comunque, il risultato finale è sempre la trasmissione, nella lingua e nella cultura di arrivo, di un testo legato a una cultura e a una lingua di partenza.

From the Conclusions part of my Bachelor’s Degree thesis:

Translation is an art. Each translated text is a drawing on a canvas, and it’s up to the translator to choose which colours to use in order to convey the meaning of the source text to its public. The translations I did should be considered one possible interpretation of the original texts. Another translator might translate them differently […] By the way, the final result is always the transmission, in the target language and culture, of a text which is tied to a source language and culture.

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Tesi di traduzione: su cosa basare l’analisi traduttologica?

Rieccomi per il secondo post di oggi, stavolta in italiano. Ispirata da un messaggio di un’amica che mi chiede dei consigli su come impostare il capitolo sull’analisi traduttologica della sua tesi di laurea, ecco alcune indicazioni (ovviamente, è solo un esempio… non credo ci sia un solo modo possibile) su come si potrebbe organizzare un capitolo del genere.

Un libro che mi è stato molto utile per la tesi, ma non solo, è “Terminologia della traduzione” di J. Delisle, H. Lee-Jahnke e M. C. Cornier (a cura di M. Ulrych, trad. di C. Falbo e M. T. Musacchio), edito dalla Hoepli e uscito nel 2002. Lo considero una sorta di bibbia della traduzione, è decisamente un must (have), sia per gli studenti che per i professionisti della traduzione.

1. Tipologia testuale. Introduzione della tipologia testuale del/i testo/i tradotto/i (es. testo giornalistico, testo letterario, atto di convegno, saggio, discorso, ecc…) con una breve descrizione delle sue caratteristiche tipiche:

  • funzione (espressiva, vocativa, informativa),
  • registro (formale, colloquiale, ecc…),
  • linguaggio (specialistico o meno),
  • uso dei sostantivi, dei verbi, ecc…,
  • obiettivo che il testo/i testi si pone/pongono,
  • per quale tipo di pubblico è/sono pensato/i.

2. Strategia traduttiva, ovvero la “strategia che il traduttore applica in modo coerente in funzione dell’intenzione adottata nella traduzione di un dato testo”, Delisle et al. 2002).

  • descrizione della strategia traduttiva usata (source-oriented o target-oriented, ovvero traduzione orientata al testo di partenza o al testo d’arrivo; traduzione semantica o comunicativa secondo Newmark[2. P. NEWMARK, La traduzione: problemi e metodi, trad. di F. Frangini, Milano, Garzanti, 1988.], ecc…) e motivazione/i per cui la si è utilizzata.

3. Procedimenti traduttivi. Un procedimento traduttivo è un “procedimento di trasferimento linguistico degli elementi portatori di senso del testo di partenza applicato dal traduttore nel momento in cui formula un’equivalenza” (Delisle et al. 2002). I procedimenti traduttivi si differenziano dalla strategia traduttiva perché quest’ultima riguarda un approccio applicato al testo nella sua interezza.

  • descrizione dei vari procedimenti traduttivi usati [esempi di procedimenti traduttivi sono: calco, traduzione letterale (può anche essere una strategia traduttiva), economia, amplificazione, modulazione], con qualche esempio.

4. Termini particolarmente difficili da tradurre

  • esempi di termini che, in fase di traduzione, hanno dato filo da torcere, magari perché nel testo viene dato loro un significato particolare, o sono termini tecnico-specialistici che non si trovano nei comuni vocabolari.
  • Ovviamente, bisogna anche spiegare questi esempi: ad esempio, scrivere che nel libro X, l’autore Tizio usa quel termine per indicare una certa cosa e che si è scelto di tradurlo così perché il contesto lo richiedeva, o perché Caio e Sempronio hanno proposto quella traduzione. Mi è servito davvero tanto, in fase di traduzione, ma anche di revisione, annotare tutto ciò che ricercavo sui libri e in Rete su un blocco note. Quando poi ho scritto questa parte del capitolo sull’analisi traduttologica, quasi tutto il materiale che avevo usato per scriverlo era lì.

5. Altri problemi legati alla traduzione

  • problemi non legati nello specifico ai procedimenti traduttivi e che non rientrano nel paragrafo dei termini particolarmente difficili da tradurre. Per fare un esempio: uno dei testi che ho tradotto, che ha come target reader studiosi, professionisti ed esperti d’interpretazione, traduzione o linguistica che non sono italiani, spiega in una nota cos’è la RAI. Ho dato per scontato che i corrispettivi italiani delle suddette categorie di persone sappiano benissimo cos’è e ho ritenuto opportuno, per conservare l’ordine delle note nel testo tradotto, inserire una Nota del Traduttore che rimanda al capitolo sul commento e l’analisi traduttologica in cui ho parlato anche di questo. 

6. Rimandi intertestuali nel/i testo/i di partenza

7. Termini tecnico-specialistici (ovviamente, se il testo ne contiene)

8. Espressioni idiomatiche (con esempi).

Clicca qui per leggere la seconda parte del post.

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Consigli ai laureandi

Avendo studiato Mediazione Linguistica all’Università, ho dovuto scrivere una tesi che trattasse di comunicazione interlinguistica e/o interculturale. Sin dal secondo anno di corso ho pensato a vari argomenti: traduzione assistita da computer (o Computer-Assisted Translation), il lavoro degli interpreti delle istituzioni europee, la preparazione degli interpreti a una conferenza. Arrivata alla sessione estiva del terzo anno, visto che gli argomenti che avevo pensato di trattare erano troppo vasti o generici e non me la sentivo di fare la classica tesi compilativa, ho optato per una tesi di traduzione.

Un consiglio che vorrei dare ai laureandi che magari non hanno idea dell’argomento su cui fare la tesi è questo: prendere spunto dagli argomenti trattati a lezione. Ce n’è stato uno che vi è particolarmente piaciuto? Ne volete approfondire uno e parlarne nella vostra tesi? Tenetelo in considerazione, però dovete rendervi anche conto che deve essere qualcosa che sia alla vostra portata. Ad esempio, non chiedete una tesi di traduzione di alcuni testi sulla fisica nucleare se non siete per niente portati per la fisica, o ad esempio una basata su un testo letterario, quando la vostra passione sono le materie scientifiche e i linguaggi specialistici. Puntate tutto su ciò che sapete fare meglio, tirate fuori il meglio di voi stessi, visto che la Laurea è uno dei momenti più importanti della vita studentesca e dovete dimostrare di aver padroneggiato ciò che avete imparato negli anni di corso. Poi, se desiderate fare una tesi di traduzione, dovete trovare un testo/libro/ecc… che non sia stato ancora tradotto in italiano.

Per la mia tesi ho tradotto due testi dall’inglese sugli interpreti che lavorano in televisione (mi affascinava l’argomento). Ho cominciato a tradurli a luglio dello scorso anno. Sì, la discussione della tesi era ad aprile, ma avevo anche altri tre esami da sostenere, quindi ho sia studiato per gli esami che preparato la tesi (altrimenti, per sostenere l’esame di Laurea a luglio, avrei dovuto pagare le tasse di un intero anno accademico, cosa che volevo assolutamente evitare, dato che era fattibile che mi laureassi nella sessione straordinaria, ad aprile). Oltre alle traduzioni ho scritto un commento in cui c’era l’analisi traduttologica dei due testi. Ho spiegato perché ho usato certi procedimenti traduttivi, qual era la mia strategia traduttiva (procedimento traduttivo e strategia traduttiva sono due cose diverse), qual era la funzione dei testi, i termini tecnici, le espressioni idiomatiche, quali erano gli elementi e i concetti che ho trovato difficili da tradurre e come poi ho risolto il problema…

OK, passiamo ai testi che vi consiglio per affrontare una tesi di traduzione. Ho trovato ottimo il libro di Peter Newmark, “La traduzione:  problemi e metodi” (Garzanti, 1988) per quanto riguarda i procedimenti traduttivi e questioni tipografiche, ad esempio in che modo va usato il corsivo. Un’altra guida molto utile è “Terminologia della Traduzione” (Hoepli, 2002), che spiega i vari termini usati in traduttologia ed elenca le traduzioni in quattro lingue (inglese, francese, tedesco e spagnolo) dei singoli termini. Un “classico” sulle tesi di Laurea è “Come scrivere una tesi di Laurea” di Umberto Eco (Bompiani, 2001), ma bisogna tenere presente il fatto che ogni Facoltà ha degli standard redazionali per quanto riguarda le tesi di Laurea che possono variare.